Viola muore così…

•settembre 25, 2007 • Lascia un commento

Addio.
Viola è morta così… in un momento, in un batter d’ali dopo un leggero sospiro.

Viola è morta, viva Viola!

capitolo dieci: maleddettamente viola

•giugno 25, 2007 • Lascia un commento

Caro diario,

sicuramente questa disperata giornata passata sarà presto dimenticata. Dimentico tutto prima o poi… è solo questione di tempo. Oggi, la sofferenza, mi ha presa il cuore, rotto l’animo, offuscato gli occhi. Mi ha uccisa. Lentamente. Creandomi di nuovo piacere. Piacere di giocare.

Viola crede che non si possa solo giocare con il fuoco. Ci si deve bruciare prima, prima di capire come giocarci. Prima di sapere. Prima dobbiamo bruciarci. Provare. Morire.
Si solo con la morte si potrà giocare con la propria vita.
A.  era con me. Insieme ballavamo a ritmo di musica nella sua stanza. La musica l’ha scelta lui. Un buon ritmo. La piccola finestra non lasciava entrare luce. Tutto era buio. Tutto era triste. Ma mi sembrava che la sua vicinanza riuscisse a colmarmi. A riempire il mio cuore di gioia. Fu così per quasi 10 minuti. Sì, per 10 minuti mi sembrò la persona giusta.

Poi di nuovo quel senso di inadeguatezza. Quel profondo sentire che piano mi sussurava come fosse tutto perso. Come quei giochi della mia mente non fossero che solo miei. Solo miei. Lui non li sentiva. lui non li ascoltava. Lui non li vedeva.
Puttana. Perché li vedevo solo io?
Fantasmi.
Paure.
Incertezza.

Iniziai piangendo. Sì. perché le lacrime scendevano lentamente verso la sua spalla.

Mi disse:”Che madonna combini? Sei scema!?”

Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”

Capitolo nove: stabilmente invariata

•giugno 18, 2007 • Lascia un commento

Caro diario, NO!

non è possibile che le cose si ripetano. Non è possibile che le cose siano tutte uguali. A. è bellissimo, un uomo di quelli di cui potrei innamorarmi, forse, per un po’.

Già, però non lo sopporto più, anzi credo sia lui a non volersi far sopportare. L’altra notte siamo stati a passeggiare lungo i binari per più di trenta minuti, a volte mi sembrava che quelle travi di ferro stessero vibrando sempre più, mi sembrava che il treno sarebbe giunto prima o poi. Aspettavo solo di fare il salto! No, non verso la morte… al contrario volevo vivere quell’emozione così bella. Così vera. Volevo farlo assieme a lui, condividere questa sensazione con un uomo. Ma poi mi resi conto che non era quello giusto. Anche lui aspettava il treno, quello dei suoi sogni e delle sue fantasie. Quello che lo avrebbe portato a Disneyland. Che stupido! Dopo un po’ mi chiese di spogliarmi, di vedermi senza veli. Maya! Maya! Mi diceva, spogliati.

Tolsi tutto. Piano, con calma, mi tolsi tutto. Sembravo proprio senza veli, se non quello dei miei occhi che si facevano più piccoli. Mi disse che io sarei stata il suo parco dei divertimenti, il suo luogo.

Non esistono ‘ste cose, le isole sperdute son morte di solitudine.

Caro diario, lui mi chiedeva di esplorarmi. Mi chiedeva, sempre mi chiedeva.

Capitolo settimo: variazione #5

•giugno 11, 2007 • Lascia un commento

La notte è esattamente come mi aspettavo: una brezza tiepida che mi accarezza il corpo. Riesco a sentire ogni cosa.
Io sola e nessun altro che riesca a percepire ogni incanto, ogni fiato, ogni umore di questa notte.

Voglio godermene un po’ prima di dedicarmi a ciò che amo di più fare. Ma questa notte è troppo perfetta per non celebrarne ogni singolo istante di solitudine.

Starà la tua anima disperata e sola
fra i bui pensieri d’una grigia lapide -
Non uno, in tanta folla, verrà a spiarti
in quella tua più segreta ora. 

Non dir nulla in quella solitudine
che non è però desolazione –
perché, allora,
gli spiriti di quelli che in vita
ti precedettero incontrerai, nella morte,
di nuovo intorno a te – ed il loro volere
porrà in ombra il tuo: ma tu, non dir parola.

 La notte la notte t’apparirà accigliata e greve
Avrai pensieri che non potrai bandire
visioni che mai più svaniranno
che mai più da te saran disgiunte

Capitolo settimo: variazione #4

•maggio 22, 2007 • 1 commento

La notte è sempre più calda. Questo caldo mi  rende inquieta, smaniosa. Sono sola.
Non so darmi pace. Chiudo gli occhi…dentro è buio esattamente come fuori. Di più, come pece, dentro, scivola calda e languida, sempre più a fondo, lentamente, vischiosa si insinua.

Riapro gli occhi ansimante. E’ chiaro, ormai, che questa notte non riuscirò ad addormentarmi così facilmente.

Ossessione/compulsione

Ho le pelle sudata. Piccole gocce sottili che sembrano precipitare lentamente lungo la schiena, mi stendo sul letto, lo libero da ogni cosa ci abbia rovesciato sopra negli ultimi  giorni. Allargo le braccia, respiro profondamente. Sento.Ancora.Le piccole gocce. Insinuarsi leggere sulla mia pelle, come tocchi eleganti di mille diavoli danzanti. Che mi invitano, mi sussurrano golosi, frasi di un’osceno pudore.

Comportamenti o azioni mentali che l’ individuo si sente obbligato ad eseguire

Spalanco gli occhi. Le pupille dilatate ci mettono un  po’ ad abituarsi alla mancanza di una qualsiasi fonte luminosa. Mi ascolto respirare…di un respiro affannoso, umido e senza pace. La stanza è rovesciata su di un lato. La guardo così, per un secondo, mentre lentamente ogni oggetto sembra acquistare di nuovo un contorno. Mi giro di nuovo. Eppure non riesco a quietarmi. E’ che fa così caldo. E tutto è così perfettamente silenzioso. Domani, al mio risveglio, sarà di nuovo la luce, sarà di nuovo il caos di una altro giorno come tanti. Se chiudo gli occhi, questo momento sparirà per sempre. Ma io non ho sonno, e non voglio dormire.

Acido Valproico.
Calbamazepina.
Oxcarbazepina.
Metilenediossiamfetamina.
Benzodiazepine.

Rivolgo lo sguardo alle scarpe, lasciate disordinatamente ai piedi del letto. Ho troppo caldo per poterle indossare. Mi volto ed esco.


 

capitolo otto

•maggio 16, 2007 • Lascia un commento

Caro, mio diario…

La sera, la notte, l’oscurità. Tutti questi nomi per indicare una cosa sola. Viola sta arrivando.
Sì, questa notte mi sono svegliata alle 22.22 ed era il buio. Un’ora insolita per le mie passeggiate. Di solito esco di casa molto più tardi.
Beh! Questa notte mi sono accorta che dopo il tramonto ancora molta gente continua a vivere fino le 22.22 poi, quasi tutti, vanno a dormire.

Io stavo passeggiando con aria pulita… contavo i miei passi mentre immaginavo di seguire una linea di sangue sulla strada. Si la vedevo limpida di fronte a me. Ero così attenta a coprirla con i miei passi che riuscivo a camminare su questa linea come se non fossi ubriaca. Quando mi accorsi che molte auto stavano frecciando di fianco a me, un leggero brivido mi percorse la schiena… speravo che prima o poi quella linea di sangue giungesse proprio in mezzo la strada. Là. Dove, con gran certezza, sarei rimasta per aspettare il primo pirata ad investirmi.
Poi vidi la macchia di sangue giungere proprio nel mezzo della carreggiata. corsi fino la sua fine. Saltai nel mezzo e, aspettai… aspettai… erano le 02.36.

Dovetti aspettare qualche minuto, precisamente sino le 02.41 prima che il pirata mi vedesse. Era a bordo di una vecchia e malandata Mercedes. La sua bustrofedica andatura mi aveva fatto pensare che fosse un vecchio ubriaco, padrone della strada. Andava come un pazzo di qua e di là!
Aspettai di averlo di fronte, a pochi passi da me, prima di urlare.
AAAAARRRRGGGGHHHHH!


Poi lo ritrovai parcheggiato a due cm da me, al mio fianco. Mi disse:
- Ma che cazzo fai? Aspetti la mano santa del Signore?
Porca miseria… come faceva a sapere che stavo aspettando proprio Lui, il Signore!!!
- Come ti chiami, bestia? – Gli chiesi. E mentre gli rivolsi la parola, lo guardai dritto in volto. Scuro, ma con due occhi di ghiaccio bellissimi.
- Io sono Azzurro…

Sì! Caro diario era Lui il mio prossimo principe…

capitolo settimo: variazione #3

•maggio 12, 2007 • Lascia un commento

Di solito, anche dopo, vige l’oscurità.

Linea. Di. Confine.
Sembra una bella parola, ma mi hanno spiegato che non lo è.
Mi hanno spiegato che è questa parola a farmi del male e a farne agli altri.
MI.HANNO.SPIEGATO. 

Incapacità di controllare la rabbia.

Forse dovrei essere io a spiegare qualcosa a LORO.
Forse dovrei essere così brava da riuscire a mostrare ciò che SIGNIFICANO  le LORO parole.
Perchè altrimenti, restano SOLO parole.

Oscillazione del giudizio.

E invece per me hanno il colore della notte. Hanno il gelo, dentro. Sono parole euforiche. Sono parole tristi. Sono parole malinconiche, cariche di nostalgia per cose mai possedute, luoghi ami visti, persone mai amate.
Persone che non mi hanno mai amata.

Vissuto Emozionale.

Passione. Rimorso. Rimpianto. Colpa.
Svanisce anche lei…ed io con essa. Ogni. Volta.

Riguardanti l’identità dell’individuo.

 
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