Addio.
Viola è morta così… in un momento, in un batter d’ali dopo un leggero sospiro.
Viola è morta, viva Viola!

Addio.
Viola è morta così… in un momento, in un batter d’ali dopo un leggero sospiro.
Viola è morta, viva Viola!
Caro diario,
sicuramente questa disperata giornata passata sarà presto dimenticata. Dimentico tutto prima o poi… è solo questione di tempo. Oggi, la sofferenza, mi ha presa il cuore, rotto l’animo, offuscato gli occhi. Mi ha uccisa. Lentamente. Creandomi di nuovo piacere. Piacere di giocare.
Viola crede che non si possa solo giocare con il fuoco. Ci si deve bruciare prima, prima di capire come giocarci. Prima di sapere. Prima dobbiamo bruciarci. Provare. Morire.
Si solo con la morte si potrà giocare con la propria vita.
A. era con me. Insieme ballavamo a ritmo di musica nella sua stanza. La musica l’ha scelta lui. Un buon ritmo. La piccola finestra non lasciava entrare luce. Tutto era buio. Tutto era triste. Ma mi sembrava che la sua vicinanza riuscisse a colmarmi. A riempire il mio cuore di gioia. Fu così per quasi 10 minuti. Sì, per 10 minuti mi sembrò la persona giusta.
Poi di nuovo quel senso di inadeguatezza. Quel profondo sentire che piano mi sussurava come fosse tutto perso. Come quei giochi della mia mente non fossero che solo miei. Solo miei. Lui non li sentiva. lui non li ascoltava. Lui non li vedeva.
Puttana. Perché li vedevo solo io?
Fantasmi.
Paure.
Incertezza.
Iniziai piangendo. Sì. perché le lacrime scendevano lentamente verso la sua spalla.
Mi disse:”Che madonna combini? Sei scema!?”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Ed io risposi: “Sì!”
Caro diario, NO!
non è possibile che le cose si ripetano. Non è possibile che le cose siano tutte uguali. A. è bellissimo, un uomo di quelli di cui potrei innamorarmi, forse, per un po’.
Già, però non lo sopporto più, anzi credo sia lui a non volersi far sopportare. L’altra notte siamo stati a passeggiare lungo i binari per più di trenta minuti, a volte mi sembrava che quelle travi di ferro stessero vibrando sempre più, mi sembrava che il treno sarebbe giunto prima o poi. Aspettavo solo di fare il salto! No, non verso la morte… al contrario volevo vivere quell’emozione così bella. Così vera. Volevo farlo assieme a lui, condividere questa sensazione con un uomo. Ma poi mi resi conto che non era quello giusto. Anche lui aspettava il treno, quello dei suoi sogni e delle sue fantasie. Quello che lo avrebbe portato a Disneyland. Che stupido! Dopo un po’ mi chiese di spogliarmi, di vedermi senza veli. Maya! Maya! Mi diceva, spogliati.
Tolsi tutto. Piano, con calma, mi tolsi tutto. Sembravo proprio senza veli, se non quello dei miei occhi che si facevano più piccoli. Mi disse che io sarei stata il suo parco dei divertimenti, il suo luogo.
Non esistono ’ste cose, le isole sperdute son morte di solitudine.
Caro diario, lui mi chiedeva di esplorarmi. Mi chiedeva, sempre mi chiedeva.